Il bond, il brut & il cattivik

A chi volesse scegliere qualche volume che non gode della pubblicità delle rubriche tv, delle presenze ai talk e che non sta negli espositori delle librerie o che semplicemente ha qualche anno ma ha una rinnovata attualità, mi permetto di segnalare dieci titoli “non banali” per cadeaux natalizi.

Ovviamente sono scelte fatte con i miei gusti: nessun giudizio di valore su nessuno.

Ma dove c’è gusto, non c’è perdenza! (in dialetto verrebbe meglio)

1. Il libro di Natale, Selma Lagerlöf, Iperborea

Un paio di viaggi tra Danimarca e Svezia, la serie Netflix ambientata in Islanda, Trapped, la scoperta della casa editrice Iperborea mi ha fatto incontrare alcuni autori scandinavi e olandesi.

E’ – quella scandinava – una letteratura di atmosfera: alcuni testi sono veri capolavori, altri sono un po’ ostici. Almeno per me lo sono: atmosfere troppo rarefatte e, a volte, troppo essenziali.

Gioco dunque facile con la narratrice svedese Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909,  definita da Marguerite Yourcenar “la più grande scrittrice dell’Ottocento”.

Il Natale con le sue leggende, il buio dell’inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia dei ricordi d’infanzia, l’immensità della natura, ma anche la piccola dose di crudeltà tipica della tradizione delle fiabe popolari sono le atmosfere che si respirano negli otto racconti, è il pusnto di vista dell’Editore che io condivido

2. Il circolo dei congiurati, Paolo Lanzotti, Tea

Per Paolo Lanzotti ho una vera e propria venerazione. Quando verrà scoperto dal grande pubblico avrà quel grande successo che merita. Da Marco Leon e gli Angeli Neri, Lanzotti si sposta avanti di qualche decennio e dagli ultimi anni della Repubblica di Venezia, si sposta all’immediata restaurazione post Manin. Lo fa attraverso Teodoro Valier, un ex poliziotto chiamato a risolvere una intricata storia di omicidi e congiure tra le calli, campielli, sottoporteghi e taverne (che pagherei per frequentarle). Il racconto è ricco, pieno di particolari senza superfetazioni. Avvincente.

Nota a margine: recentemente prima di leggere quest’ultimo lavoro, sono stato a Venezia e a un certo punto mi sono messo a cercare i luoghi di Marco Leon!

3. La scoperta dell’Olanda, Jan Brokken, Iperborea

Di Jan Brokken, in una precedente lista, avevo consigliato L’anima delle città (Iperborea). La scoperta dell’Olanda è un viaggio all’indietro nel tempo nell’Hotel Spaander di Volendam che tra fine ‘800 e il ‘900 ha ospitato centinaia di artisti in cerca della creatività. Il ritratto dei luoghi è delizioso. La ricerca tra le stanze dell’Hotel, ormai dismesso, dei segni dei grandi personaggi, incredibile. Brokken unisce l’occhio e la curiosità del giornalista alla scrittura raffinata del romanziere!

4. Lealtà, defezione, protesta, Albert O. Hirschman, Il Mulino

Il titolo non rende bene la grandezza del volume. Il titolo origiale inglese era Exit, Voice and Loyalty. Hirschman lo ha pubblicato nel 1970 con l’Harvard University Press e lo ha dedicato a Eugenio Colorni. Il sottotitolo aiuta a capire di che si tratta: Rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello stato. Per gli economisti, un consumatore a cui non piace più un prodotto poi non lo acquista più. Ma non sempre si può uscire. E allora? Ce lo spiega Hirschman.

5. Il potere della distruzione creatrice, Philippe Aghion, Marsilio

Chi ha studiato economia tiene due mondi che lo stregano, in un modo completamente opposto. Joseph Alois Schumpeter e la sua teoria della distruzione creatrice che inebria lo studente, certamente complice l’era (dello studente), e più avanti negli studi il complicato pensiero di Piero Sraffa. Si è sciumpeteriani perchè si vuole cambiare il mondo. Si duella con Sraffa per capire se si capisce tutta l’economia.

Philippe Aghion (con Céline Antonin e Simon Bunel), premio Nobel 2025 per l’Economia attualizza il pensiero di Schumpeter superandone alcuni limiti e spiega che “L’innovazione è frutto di specifiche decisioni di investimento, specialmente la spesa in ricerca e sviluppo, e ha luogo per volontà di imprenditori che innovano in vista di una rendita. Le misure atte a garantire le rendite, in particolare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale sull’innovazione, hanno sempre il potere di stimolare ulteriori investimenti imprenditoriali nel senso dell’innovazione, mentre ciò che minaccia quelle rendite, in particolare l’assenza di meccanismi di tutela contro i rischi dell’imitazione o di una tassazione troppo penalizzante degli introiti generati innovando, tende a disincentivare gli investimenti. Più in generale, l’innovazione risponde agli stimoli delle istituzioni o delle politiche pubbliche, positivi o negativi che siano: l’innovazione, insomma, è un processo sociale”.

6. La moneta bianca, Francesca Grazioli, il Saggiatore

Il riso: chicchi che raccontano storie: il riso come comune denominatore di terre lontane e diverse dal Piemonte, al Senegal, al Lesotho, alla Filippine. Un viaggio che fa scoprire cosa c’è nel nostro piatto e nel “loro” mondo.

7. Victor Salvi, il signore delle arpe, Biagio Russo, Lavieri

Non biosgna mai ascoltare l’arpa viggianese, questo strano strumento più piccolo e senza pedali rispetto alla sorella maggiore. Una volta scoltata poi resta sempre il desiderio di riascoltarla. I viggianesi erano arpisti girovagi. Ma girovaghi globali. E qui attraverso Biagio Russo si racconta Victor Salvi, il più grande produttore al mondo di arpe. Un racconto immaginario che fa volare nel tempo la fantasia del lettore.

8. Periferie competitive, Giancarlo Corò e Giulio Buciuni, Il Mulino

Conosco Corò dai tempi di “Evoluzione di un’economia regionale” un volume del 1996 (prestato e mai riavuto indietro! Maledetti) sui distretti industriali del Veneto anche lì con uno sguardo molto oltre quello dell’economista. Periferie competitive aiuta a capire il momento economico nel quale siamo.

Non è un libro di economia per eruditi, possono leggerlo tutti. E capire soprattutto come l’economia della conoscenza vive di economie di aggregazione e quindi di città e che spazio c’è per gli altri.

Un volume che apre gli occhi. A chi desidera ternerli aperti.

9. La sindrome di Eustachio, Massimo Sideri, Bompiani

La carta telefonica prepagata, chi l’ha inventata? E il copyright? e altre cento invenzioni? Un italiano. Però non lo sappiamo. Perchè abbiamo, appunto, la Sindrome di Eustachio. Cioè facciamo cose grandi, ma blandiamo quelle piccole e inutili.

10. Il dizionario illustrato dei #giovanimerda, Amleto De Silva, Magicpress

Amleto non c’è più da un anno. Manca la sua ironia e il suo sarcasmo. Per questo vanno rilette, anche non in sequenza, le voci del suo dizionario. Io consiglio

#bighellone s.m. Fannnullone, perditempo, sfaccendato da bar, buono a nulla, fancazzista, lazzarone, perdigiorno, studente Erasmus

3 risposte

  1. Non so se la citazione dell’arpa viggianese ti consentira’ di entrare nel novero delle candidarure.del Premio Basilicata,ma la selezione di quei titoli merita un plauso,perche’ li hai letti.E questo e’ il miglior suggerimento.Basta scavare e andare oltre i soliti noti…

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