(Pubblicato su il Mattino il 12 febbraio 2026)
I dazi di Trump attaccano i grandi paesi esportatori europei, ma non l’Italia che nel 2025 è l’unico stato ad aver chiuso l’anno in positivo: +7,2% e con un saldo favorevole di 34 miliardi.
Gli altri tutti in flessione, così come complessivamente l’Unione Europea.
L’Italia chiude (stima) a 637 milionid i euro l’export totale 2025 (+1,8%).
LE FLESSIONI
La Germania – il principale esportatore europeo verso gli Stati Uniti con 146,9 miliardi di euro (il 9,2% di tutto l’export di Berlino) – ha perso il 9,3 per cento (pari a 15 miliardi di euro), il Regno Unito ha perso il 7 per cento, la Francia ha perso appena lo 0,1% ma solo perché le esportazioni sono state sostenute dall’export di aerei (senza questa componente la flessione sarebbe stata del 5%, e addirittura del 13% nel quarto trimestre 2025). L’Unione Europea – secondo valutazioni dell’istituto statistico francese (i dati di Eurostat arriveranno tra qualche giorno) – ha avuto complessivamente una flessione del 4%, una valore molto meno pesante di quelle che erano le attese.
La Spagna (primi undici mesi) è intorno al meno otto per cento, il Regno Unito è giù del sette per cento.
La reazione dell’Italia, per certi versi inaspettata nelle dimensioni e nei settori (farmaceutico in particolare), è ora attesa alle conferme del 2026.
Il su e giù del 2025 (dallo spavento di agosto, -21,1% rispetto allo stesso mese del 2024, al rimbalzo di settembre +34,7%, all’assestamento di ottobre 9,7%, alla flessione di novembre -2,9% e finire alla limatura di dicembre -0,4%) è stato, in qualche modo governato (in particolare molte aziende di beni di consumo hanno suddiviso a metà il dazio del 15% con le catene distributive e questo però non è sostenibile a lungo).
Interessante è ciò che è successo tra Francia e Stati Uniti: se si esclude il mese di dicembre che ha portato alla limatura finale del -0,1%, l’export francese è anch’esso aumentato dell’1% per merito degli aerei, cioè le commesse di Airbus che erano protette da contratti firmati dalle compagnie aerei statunitensi che, anche per i problemi avuti dalla produzione di Boeing, degli aerei europei hanno dannatamente bisogno. E questo conferma, ancora una volta, il grave errore di politica industriale che ci portò a non partecipare al consorzio (come Germania, Francia e Spagna) pur avendo capacità produttive, gestionali e tecnologie di primo piano tanto che Leonardo è uno dei più importanti partner: il consorzio ATR, la joint venture paritetica tra Leonardo e Airbus, è il primo produttore mondiale di aerei a turboelica per il trasporto regionale; Leonardo realizza lo stabilizzatore orizzontale e verticale dell’Airbus A220 con responsabilità di progettazione, sviluppo, test, qualifica, produzione per l’intero ciclo di vita del prodotto. A partire dal 2025, è responsabile dell’industrializzazione, della fabbricazione e dell’assemblaggio della fusoliera posteriore dell’A220, prodotta nello stabilimento di Nola.
La Germania, invece, paga la sua esposizione ai dazi settoriali sulle automobili (Mercedes, Bmw, Audi, Porsche e Volkswagen hanno numeri importantissimi negli States), l’acciaio e l’alluminio.
RIPARTE BERLINO?
Le buone notizie per l’Italia non si limitano a questa performance molto positiva e riguardano i rapporti con la Germania (il nostro primo mercato e il paese con il quale le nostre imprese manifatturiere hanno le principali interconnessioni).
Dopo la flessione degli ultimi due anni, secondo dati di Destatis (l’Istat tedesco), nel 2025 l’export italiano verso Berlino ha cambiato verso: +7,6%! Sono cresciute anche le importazioni dalla Germania del 4,1%, ma in virtù della migliore performance dell’export italiano il saldo della bilancia commerciale positivo per i tedeschi si è ridotto da 13 a 11 miliardi di euro.
Buone notizie anche dalla Francia che nonostante i problemi di stabilità politica presenta una robusta crescita dell’export del 2,5%: l’Italia piazza una crescita delle vendite oltralpe dello 0,5% (a 53,8 miliardi di euro) a fronte di una flessione leggerissima dell’import dello 0,1%. Anche in questo caso, come la Germania, migliora (a nostro favore) il saldo commerciale a 5,8 miliardi di euro.