Il bond, il brut & il cattivik

“Il 90 per cento degli studenti si presenta all’università con gravissime lacune nelle conoscenze di base della geografia, quasi del tutto impreparati a leggere e riconoscere i fattori geografici (socio-economici, culturali, ambientali) come chiave di accesso all’apprendimento anche di altre forme di saperi”.

La sentenza è di Riccardo Morri, presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Insegnanti di Geografia e presidente del Consiglio di Area didattica in Geografia teorica e applicata alla Sapienza di Roma,  in un’intervista a Orizzonte Scuola.

E’ facile dargli ragione, basta guardarsi intorno. Sono bastati 15 anni di cancellazione – con la riforma Gelmini del 2010 – dell’insegnamento della geografia nelle scuole superiori per avere il livello più misero possibile di conoscenza del mondo che ci circonda.

Era stato spiegato da molti il grave errore che si stava facendo, ma niente. E’ nata una roba – né carne, né pesce – chiamata “geostoria” (qui si spiega meglio)

Eppure la geografia, tra tutte le scienze, è quella che apre alla visione del mondo, fa capire il rapporto tra l’individuo e lo spazio, rende cittadini consapevoli.

Per questo è importante la nuova riforma che reintroduce l’insegnamento della geografia nei licei.

Qui di seguito il racconto che ho fatto per Il Mattino della geografia qualche anno fa in occasione dei 150 anni dalla Fondazione della Società Geografica Italiana che spiega perchè la geografia è una materia fondamentale per la conoscenza.

Geografia, gli occhi sul mondo

Il Mattino 18/5/2017

Un grande avvenire si prospetta per la geografia. Magari non sarà caratterizzato dalle epiche esplorazioni dell’ottocento (anche se ancora c’è tanto da conoscere e conoscere di più), magari non userà più il compasso per disegnare le carte, magari non userà slitte e vascelli. Ma un grande avvenire è di fronte a quella scienza che Edmund Burke, senza badare agli eccessi, definiva “una scienza celeste”.
L’avvenire è l’uomo e il suo rapporto complicato con lo spazio che vive, che modifica, che trasforma e stravolge.
Se il pianeta Terra avesse un account Facebook – sintetizza Parag Khanna in “Connectography: Le mappe del futuro ordine mondiale” – il suo status dovrebbe essere: «Sono complesso».
E proprio la complessità è il regno della geografia: cercare il filo del tempo in uno spazio che è sempre più piccolo perché connesso, spiegarne le trasformazioni, intuirne gli sviluppi. E’ il mondo delle reti: i “corridoi” che aprono nuove vie, disvelano interessi, alimentano commerci.
Un ponte – come quello di Øresund – può ridisegnare i rapporti tra stati e popolazioni, integrare quello che prima era separato, abbattere i costi di ciò che prima era costoso e poco accessibile. Il ponte di Øresund che collega Danimarca e Svezia ha cambiato la geografia del Nord Europa, altre opere simili sono progettate nel Pacifico.
I nuovi esploratori oggi non dispongono più di compassi (anche se il fascino delle carte resta immutato come immutato il mistero della perfetta piegatura che trova nel web anche video didattici e dotte spiegazioni): sono i dati, la loro analisi, la loro rappresentazione a costruire l’immagine del mondo e della geografia umana.

Un’analisi che rende comprensibile e “usabile” la complessità del mondo.
“La geografia – ha ricordato il presidente della Società Geografica Italiana, Filippo Bencardino, nella cerimonia per i 150 anni dell’ente – è soprattutto impegno civile, un sapere cioè in grado di leggere e interpretare la realtà nonché di delineare scenari e suggerire azioni che contribuiscono a coniugare economia e politica al servizio dello coesivo per l’occupazione”.

“La conoscenza di territori e culture attraverso il viaggio, l’incontro e il confronto con le Istituzioni e le Comunità locali – ha aggiunto – consente di educare l’individuo al valore della cultura e del paesaggio, espressione dell’identità di un popolo, per una convivenza civile attraverso il mutuo riconoscimento e rispetto delle diversità culturali, affinché ognuno possa vedere nell’altro non un “diverso” o un “nemico”, ma un «fratello figlio di uno stesso Padre», richiamando le parole del Santo Padre, Papa Francesco”.

Fondata a Firenze nel 1867, la Società Geografica Italiana si è impegnata subito nelle esplorazioni geografiche, in particolare in Africa, Erano gli anni del colonialismo: l’Italia appena unita guardava a una sua proiezione nel Mediterraneo e pensava a costruirsi un ruolo di potenza.
Finita la fase delle esplorazioni, la Società ha sviluppato la sua attività alla ricerca e alla promozione della cultura e della conoscenza geografica.
La Società Geografica ha un patrimonio documentale imponente: nella sua sede, dal 1926 al Celio nel Palazzetto Mattei circondato dal parco di Villa Celimontana, sono custoditi circa 400mila volumi e più di duemila periodici, il fondo Antico dispone di migliaia di volumi, oltre a centinaia di atlanti che vanno dal Quattrocento all’Ottocento, la Cartoteca 200mila carte geografiche. Sono conservate più di 120mila fotografie che documentano luoghi, genti e paesaggi.

«Fu Strabone, storico e geografo – la cui sete di conoscenza geografica lo condusse a risalire il Nilo – ad avere unito, nelle sue opere magistrali, la descrizione delle realtà territoriali e i risultati del rapporto tra spazi e relazioni umane – ha ricordato martedì il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alle celebrazioni per il 150° anniversario della fondazione della Società Geografica Italiana – proprio seguendo quell’insegnamento, oggi, i valori di libertà e democrazia, di pace, giustizia e cooperazione, possono avvalersi della conoscenza geografica per un nuovo percorso di progresso dell’umanità».

Per il sindaco di Roma, Raggi «i dati che la società geografica italiana mette a disposizione rappresentano un patrimonio inestimabile per comprendere le dinamiche dei flussi migratori, un tema di stretta attualità. Spesso l’intolleranza nasce dalla mancanza di conoscenza. I viaggi di migliaia di persone che lasciano le proprie terre e famiglie per sfuggire dalla fame e dalla guerra: sono questi i viaggi che oggi ci impongono scelte rapide e riflessioni con cui quotidianamente dobbiamo fare i conti. Abbiamo bisogno per questo di una conoscenza approfondita e seria».

Per i 150 anni della Società Geografica, che conta 1.500 soci tra accademici, cultori della materia e appassionati, è stata allestita la mostra “Geografie di una storia – 150 anni della Società Geografica Italiana” nel palazzetto Mattei a Villa Celimontana.

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