Il Covid ha cambiato la geografia delle città? Il Covid ha spostato popolazione dai grandi aggregati urbani nei centri medi e piccoli?
No, il Covid non ha cambiato nulla. E chi ha preconizzato fuoriuscita di popolazione verso centri più piccoli è smentito dai dati dell’Istat.
Il ragionamento aveva un suo fondamento “epidemiologico”, ma era solo temporaneo. Tipo il “south working” è rimasto nella testa di chi lo ha pensato.
Eppure il Covid avrebbe potuto essere un’occasione per un riequilibrio particolare.
“Il temporaneo svuotamento delle città Alpha (nel pensiero dell’economista e urbanista Richard Florida sono grandi metropoli globali che concentrano in modo eccezionale le “3T” dello sviluppo economico: Tecnologia, Talento e Tolleranza, nda) poteva rappresentare, e in parte ancora rappresenta, un’occasione irripetibile per una grande parte di città minori che sono rimaste escluse dai principali circuiti dell’innovazione e dell’economia della conoscenza” hanno scritto Giulio Buciuni e Giancarlo Corò (Periferie competitive, Lo sviluppo dei territori nell’economia della conoscenza, Il Mulino, 2023)
Ma esaminiamo i dati dell’Istat che spiegano come i Agglomerati morfologici urbani (Amu), cioè aggregazioni di località abitate contigue (centri e nuclei abitati) nell’ambito delle quali la popolazione residente supera le 2mila unità e vive in costruzioni e manufatti umani che non distano più di 200 metri tra loro, siano in realtà cresciuti nella dimensione più grande.
Nella classe dimensionale più elevata (oltre 100mila abitanti) risiede oltre la metà della popolazione italiana. Questa classe risulta sempre in rilevante crescita: la popolazione è aumentata da circa 23 milioni del 2001 ai 26 milioni di abitanti del 2021 a fronte di una dinamica della popolazione nazionale sostanzialmente stazionaria nel periodo 2001-2021 (-0,7%), confermando che la crescita demografica è stata più intensa in corrispondenza delle località dove la concentrazione della popolazione è più rilevante (Istat).
Al 2021, Milano risulta l’agglomerato urbano più grande sia per estensione territoriale, sia in termini demografici (circa 5 milioni di individui).
L’agglomerato urbano di Napoli è il terzo (dopo Padova) e il secondo per dimensione demografica (circa 3,6 milioni d’individui). L’Amu di Roma, quarto per superficie ha una popolazione complessiva di 2,7 milioni d’individui.
La caratteristica degli Amu più grandi è quella di aggiungere territori.
La configurazione dei primi quattro Amu per estensione territoriale (Milano, Padova, Napoli e Roma)
presenta delle peculiari caratteristiche spaziali che intersecano i confini amministrativi di numerose province e Città
metropolitane, senza tuttavia in questi casi superare i confini delle regioni di afferenza
Scrive l’Istat “In particolare per Milano e Napoli si delineano agglomerazioni urbane non dissimili alle conurbazioni rispettivamente note come “grande Milano”, che si estende senza soluzione di continuità dal capoluogo meneghino lungo la direttrice Nord-ovest, fino ai comuni del Bustese in Provincia di Varese, e verso Nord, ad includere larga parte dei comuni della Provincia di Monza e della Brianza e parte dei comuni delle Provincie di Lecco e Como, e “grande Napoli” che, oltre a includere larga parte del territorio occidentale della Città metropolitana partenopea e tutta la fascia costiera fino alla penisola sorrentina, si estende a Nord nella Provincia di Caserta, a Sud-est nella Provincia di Salerno fino ad includere alcuni comuni della Provincia di Avellino.
La trama degli Amu è la mobilità, pubblica e privata. Quando la prima è più organizzata la qualità della vita è superiore, quando è meno organizzata (o non organizzata) è inferiore.
In questo questo mondo anche una linea metropolitana cambia la geografia e la qualità della vita.
E perchè i grandi Amu continuano a crescere.
Usiamo ancora Buciuni e Corò:
Il timore di non avere accesso ai servizi urbani più qualificati, a partire da quelli sanitari, ma anche educativi e culturali, potrebbe contribuire a una nuova ondata di residenzialità nelle città maggiori. Il futuro delle città post-coronavirus non sarà dunque molto diverso da prima.
Quindi, per chi è tagliato fuori dai grandi Amu, la sfida è la qualità dei servizi offerti ai cittadini. L’alternativa è la periferizzazione e lo svuotamento.
Servizi,soldi e buona amministrazione se ci fossero volonta’ e buon senso anche Oliveto lucano e San Paolo albanese sarebbero negli Amu.di Napoli e Bari,Basilicata compresa…