Ridurre i contributi previdenziali per tutte le imprese operanti nelle regioni del Sud Italia fino al 31 dicembre 2024 cosa ha prodotto?
Risponde un “Occasional paper” della Banca d’Italia della serie “Questioni di economia e finanza” dal titolo “Gli effetti di un grande sgravio contributivo su base territoriale: il caso di Decontribuzione Sud” di Giuseppe Albanese, Emanuele Ciani, Gabriele Macci, Graziella Mendicino e Andrea Petrella tutti economisti di Bankitalia.
Come precisa Bankitalia “Le opinioni espresse negli studi sono quelle degli autori e non implicano la responsabilità delle istituzioni a cui appartengono”.
Autori che tuttavia sono economisti della banca centrale e non viandanti del pensiero.
La storia
Nell’ottobre 2020, il governo italiano ha introdotto la “Decontribuzione Sud” (DS), un programma su larga scala volto a migliorare la competitività delle imprese nelle regioni meridionali in ritardo di sviluppo. La misura prevedeva una riduzione del 30% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, sia per i lavoratori già impiegati sia per i neoassunti nel settore privato, a condizione che le imprese fossero situate nel Sud, con alcune eccezioni.
Non erano previsti requisiti in termini di investimenti aggiuntivi o di creazione di posti di lavoro.
La riduzione implicava una stima di riduzione del costo del lavoro del 5,6% per le imprese del Sud dal 2020 al 2025. L’intervento doveva poi essere gradualmente eliminato, con una riduzione dei costi che sarebbe scesa al 3,7% nel 2026-27 e all’1,9% nel 2028-29. E’ finito il 31 dicembre 2024
Le conclusioni dello studio
Cosi schematizzano lo studio (testi estratti dal paper)
- Tasso di adesione inferiore alle aspettative, con poco più del 60% dei lavoratori aventi diritto
- Significativa incertezza normativa a causa della sua dipendenza dai quadri temporanei (TF) dell’Unione europea per gli aiuti di Stato (la misura inizialmente avrebbe dovuto cessare nel 2029, è cessata a fine 2024)
- Per le grandi imprese (con più di 250 dipendenti), la bassa adesione è stata principalmente spiegata dal fatto che le imprese erano vicine o avevano già superato l’importo massimo degli aiuti di Stato consentiti dalla legislazione UE
- Per le piccole e medie imprese, sebbene si possano individuare alcune prove di una sostituzione con altri incentivi concomitanti, una grande parte della mancata adesione rimane inspiegata. Un fattore chiave è l’adempimento degli obblighi contributivi, un requisito per accedere al beneficio
- Costi del lavoro ridotti in misura coerente con i tagli fiscali introdotti dalla politica
- Alcun impatto sull’occupazione o sui salari in media tra le imprese
- Effetto positivo sui ricavi, che emerge solo nel 2023 ed è concentrato tra le imprese con maggiore intensità di lavoro
- Effetto positivo e più ampio sulla redditività e sulla liquidità, poiché le imprese hanno beneficiato di migliori condizioni finanziarie
- Alcun impatto sugli investimenti
Cioè la misura al massimo ha evitato tagli dell’occupazione, non la crescita, non i salari, non ha prodotto investimenti ma migliorato le condizioni finanziarie delle aziende.