Nella foto*: Lutherstadt Wittenberg (Sassonia-Anhalt) l’ingresso della Casa di Lutero, già monastero agostiniano. Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero appese le sue famose 95 tesi sulla porta principale della Schlosskirche, contro la vendita delle indulgenze, fatto che è stato posto come data di inizio della Riforma protestante.
Il prossimo 6 settembre si vota per rinnovare il parlamento regionale del Land della Sachsen-Anhalt. Il Land – che prima della riunficazione della Germania faceva parte della DDR – è stato governato dal 1990 in poi dalla Cdu solo con una parentesi (1998-2002) a guida Spd.
Tutti i sondaggi prevedono il successo dell’Afd, con la possibile formazione di un governo regionale monocolore e il primo Ministerpräsident della formazione di estrema destra nella storia recente della Germania. Sarebbe la prima volta che la guida di un Land sarebbe appannaggio dell’Afd e del suo candidato Ulrich Siegmund.
Al di là dell’attuale congiuntura politica, occorre ricordare che il Land ha una storica propensione verso la destra estrema: qui nel 1998 il Deutsche Volksunion, DVU partito di estremissima destra ebbe il suo risultato più rilevante 12,4%: nel 2011 il DVU confluì nell’NPD ritenuto partito neonazista conosciuto ora come Die Heimat la Patria!
La Sassonia-Anhalt ha poco più di 2,1 milioni di abitanti (i tedeschi sono 83,5 mln, fonte Statistisches Bundesamt) e lo Statistische Landesamt prevede che nel 2040 ce ne saranno 1,8, con una flessione del 15%.
Il Land ha una delle strutture occupazionali più anziane in Germania: quasi un lavoratore tedesco su tre ha 55 anni o più. Nell’ultimo decennio, il Land ha già perso 40.580 lavoratori tedeschi (nel senso che sono usciti dal mercato del lavoro). L’occupazione è rimasta stabile grazie all’arrivo di 51.960 lavoratori stranieri. Una parte significativa di questo aumento è dovuta a immigrati: dalla fine del 2020, circa il 40% dell’incremento proviene da paesi richiedenti asilo e dall’Ucraina.
L’Istituto Leibniz per la ricerca economica di Halle (IWH), fondato il 1° gennaio 1992, uno dei più autorevoli istituti di ricerca e analisi economica in Europa, la cui missione è fare “ricerche indipendenti su temi economici di reale rilevanza, con l’obiettivo di arricchire la società con dati e approfondimenti basati su evidenze concrete, che facilitino decisioni economiche più consapevoli” ha pubblicato oggi un paper dal titolo “Demografischer Wandel, ausländische Beschäftigte und der Arbeitsmarkt Sachsen-Anhalts vor der Landtagswahl am 6. September 2026″ dove spiega come
Le politiche xenofobe potrebbero quindi gravare ulteriormente sul mercato del lavoro regionale, già colpito dai cambiamenti demografici in modo più grave rispetto a quasi tutti gli altri stati tedeschi. Sebbene la percentuale di stranieri tra i i lavoratori sia tra le più basse a livello nazionale, l’integrazione dei rifugiati ha contribuito in modo significativo alla stabilizzazione del mercato del lavoro negli ultimi anni. Le previsioni attuali indicano che, se le politiche in vigore dovessero persistere, la Sassonia-Anhalt si troverà ad affrontare una carenza di 32.000 posti di lavoro entro la fine della prossima legislatura, nel 2031. Tale carenza potrebbe aumentare fino a 46.000 posti di lavoro qualora venissero attuate politiche anti-immigrazione. Secondo le stime del Leibniz Institute for Economic Research Halle (IWH), ciò comporterebbe una perdita di valore aggiunto per lo stato compresa tra 1,8 e 3,2 miliardi di euro nell’arco della legislatura.
Questa è la sintesi dello studio (la traduzione non è perfetta, ma rende il senso)
“Le politiche xenofobe aggraverebbero notevolmente la carenza di manodopera in Sassonia-Anhalt”, afferma il presidente dell’IWH, Reint Gropp. “La Sassonia-Anhalt ha una delle strutture occupazionali più antiche della Germania: se i politici fomentassero il sentimento anti-immigrazione, migliaia di posti di lavoro rimarrebbero vacanti. Lo Stato subirebbe una notevole perdita di prosperità”.
Gropp ha collaborato alla stesura dello studio con Alexander Reifschneider, ricercatore dell’IWH. Secondo i due economisti, le politiche anti-immigrazione avrebbero un impatto principalmente sui settori in cui convergono due fattori: un’elevata percentuale di lavoratori stranieri e una carenza di manodopera a livello nazionale. In Sassonia-Anhalt, la perdita di lavoratori sarebbe più difficile da compensare in settori come la preparazione alimentare, la gastronomia, l’ingegneria civile, la logistica e la medicina umana e odontoiatrica. Un medico su cinque in Sassonia-Anhalt è di nazionalità straniera.
I ricercatori hanno valutato il potenziale impatto di un cambiamento verso politiche migratorie più scettiche esaminando tre casi a tre diversi livelli di governo nel Regno Unito, in Italia e in Germania. In seguito alla Brexit, alla vittoria della Lega Nord alle elezioni comunali e alla nomina di un amministratore distrettuale dell’AfD a Sonneberg, in Turingia, l’immigrazione è diminuita significativamente in ciascun caso, di circa il 32-65%. Non si è verificato alcun effetto compensativo: in nessuno dei casi si è registrata la presenza di emigranti di ritorno o di residenti locali che si sono trasferiti.
Per lo studio, gli economisti hanno combinato le tendenze demografiche derivanti dalle previsioni ufficiali sulla popolazione con il calo dell’immigrazione, documentato nei casi sopracitati. Secondo questa analisi, circa 61.000 lavoratori tedeschi in più lasceranno il mercato del lavoro in Sassonia-Anhalt durante la legislatura dal 2027 al 2031. L’immigrazione dall’estero attenua questa perdita, ma non la compensa completamente: se continua al ritmo attuale, si aggiungeranno circa 29.000 lavoratori. Con un governo regionale guidato dall’AfD, sulla base della media dei dati internazionali, se ne aggiungerebbero solo circa 15.000. Ciò comporterebbe un’ulteriore carenza di 14.000 lavoratori in Sassonia-Anhalt.
Le politiche xenofobe potrebbero quindi gravare ulteriormente sul mercato del lavoro regionale, già colpito dai cambiamenti demografici in modo più grave rispetto a quasi tutti gli altri stati tedeschi. Sebbene la percentuale di stranieri tra i i lavoratori sia tra le più basse a livello nazionale, l’integrazione dei rifugiati ha contribuito in modo significativo alla stabilizzazione del mercato del lavoro negli ultimi anni. Le previsioni attuali indicano che, se le politiche in vigore dovessero persistere, la Sassonia-Anhalt si troverà ad affrontare una carenza di 32.000 posti di lavoro entro la fine della prossima legislatura, nel 2031. Tale carenza potrebbe aumentare fino a 46.000 posti di lavoro qualora venissero attuate politiche anti-immigrazione. Secondo le stime del Leibniz Institute for Economic Research Halle (IWH), ciò comporterebbe una perdita di valore aggiunto per lo stato compresa tra 1,8 e 3,2 miliardi di euro nell’arco della legislatura.
Una lettura che invita a considerare la complessità del rapporto tra consenso politico, mercato del lavoro e trasformazioni sociali, evitando semplificazioni. Molto interessante!
Molto interessante. Ho sempre pensato che 1) l’immigrazione/l’emigrazione fosse un fenomeno “normale” in quanto è sempre successo in tutte le società del presente, del passato e anche del passato remoto e 2) se gestito con intelligenza e giustizia (reale equità e reale possibilità di integrazione, con chiarezza di diritti e doveri), dà frutti buoni.
Gianni,xenofobia e sovranusmo sono la faccia della stessa medaglia.Preoccupa il silenzio dei governi e,in particolare,di associazioni imprendoriali e sindacali…E ne’ e’ pensabile che robot.e I.A sostuiscano l’uomo in tutto.e per tutto.Fine delle guerre dopo le elezioni in Israele e Usa,con la scomparsa dalla scena di due leaders guerafondai.E’auspicabile.Interessante lo studio indipendente di Leibnis.E la tutela delle tue foto con tamto di diffida…Accuort